Nov30

II Domenica di Avvento - Anno C

II Domenica di Avvento - Anno C

Tra gente sempre più preoccupata ad accumulare beni, tra uomini e donne intenti ad apparire per dire a se stessi che ci sono, tra generazioni indifferenti all’ambito religioso, tra giovani che fanno fatica a progettare il futuro, tra fratelli che fanno della violenza l’unico stile di vita per dirimere i conflitti… In questo deserto del nostro tempo ritorna forte la voce del Battista: “Preparate la via del Signore”.


Ci vuole un bel coraggio nel contesto in cui viviamo a dare nuovamente questo annuncio.
E’ veramente difficile. Innanzitutto perché quasi più nessuno, compreso molti cristiani, ha la consapevolezza che il Signore viene e che, nella sua condizione di vivente, desidera incontrare gli uomini e le donne di ogni tempo. Questa dimensione, che spinge a guardare oltre quello che si vive o si sperimenta, ha raggiunto un livello così basso da potersi considerare praticamente inesistente. Da qui una triste conseguenza: non c’è nessuno da aspettare, neppure il Signore, per cui si vive alla giornata. Tutto è appiattito sul presente che diventa così l’unica certezza.
Ma proprio in questo appiattimento è necessario lanciare un SOS capace di scuotere tante coscienze addormentate e dire con forza che non è così.
È il compito affidato alla chiesa, e con lei a ogni credente; con tutta la sua voce essa deve gridare le parole del Battista, e deve farlo così forte da superare ogni voce contraria; spetta a lei continuare a indicare con chiarezza che Gesù, Signore della storia e del tempo, vuole incontrare anche questa umanità inaridita per tanti motivi, ma pur carica di possibilità. Per cui è l’ora di risvegliare l’attesa.
Solo chi accoglie questo annuncio può preparare la via al Signore, desiderare l’incontro con lui come l’Unico capace di dare una risposta a quel desiderio di vita bella presente nel cuore di ogni uomo e che, forse, lui cerca in altri signori che fa fatica ad incontrare perché sono solo degli idoli.
E mentre la chiesa è invitata a non spaventarsi davanti a questa sfida, è chiamata pure a suggerire indicazioni concrete per facilitare l’incontro con lui.
Attingendo alla Parola di Dio di questa seconda domenica di Avvento è possibile cogliere ciò che può facilitare ciascun credente a porre sul proprio cammino il famoso cartello di “lavori in corso”.
Così la strada si prepara quando le vie tortuose che si percorrono per raggiungere il proprio tornaconto, quando i pensieri distorti che progettano il male, le sterzate improvvise che pugnalano alle spalle, i tentativi pericolosi che rischiano di fare uscire fuori strada vengono appianati dai sentieri della giustizia e della solidarietà, dalle vie della misericordia e della sincerità. I lavori sono in corso solo quando si è convinti che è questa la vera sterzata che bisogna dare alla propria vita ed è con quest’ultime caratteristiche che bisogna costruire la carreggiata su cui il Signore arriva. Ed è qui, su questa via, che si può dire addirittura di averlo già incontrato.
La strada si prepara impegnandosi a colmare le disuguaglianze, a non ragionare più nei termini di nord e sud, a non sottolineare troppo le differenze, spesso velate da falsi sentimenti di rispetto per la cultura degli altri, che rischiano invece di creare solo divisioni. Quando si smette di continuare ad allungare l’elenco dei buoni da un parte e dei cattivi dall’altra. Finché i criteri di discernimento saranno impostati ancora in questo modo, i burroni diventeranno sempre più profondi e le montagne sempre più alte, con l’impossibilità di essere raggiunti dal Signore che viene.
La strada si prepara recuperando l’interiorità quale materiale non da scartare buttandolo a bordi della via, ma ritenendolo prezioso per sostenere il cammino e limitare ogni possibile sbandata nella corsa della vita. Pregare, per il credente, significa mettersi sulla strada e aspettare il Signore che passa per poter proseguire il cammino con lui.
La strada si prepara anche deponendo la veste del lutto e dell’afflizione che di solito indossa chi è eccessivamente preoccupato dei riscontri immediati, chi è incapace di vedere nel buio una piccola luce, chi ha paura del presente e del futuro, chi sospetta di tutto e di tutti. Indossa la veste dell’afflizione anche chi avverte la vita cristiana come un peso e dubita della presenza e della venuta di Dio. Su questa strada Egli fa fatica ad arrivare.

Togliamo, dunque, l’asfalto della pigrizia, i guard-rail degli inutili campanilismi, i divieto d’accesso per chi non la pensa come noi, le sbarre delle convinzioni antievangeliche e prepariamo una strada appianata secondo la logica della Parola di Dio per poter non solo incrociare il Signore della Vita, ma soprattutto sentirlo compagno di viaggio fin dalle prime ore del mattino.

 

Luigi Rubino
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