Il santo che diede alla Chiesa la ricchezza dei documenti del Concilio di Trento. Questa chiesa parrocchiale fu progettata nella prima metà degli anni ’30 dall’architetto Busiri Vici, che volle in essa rinnovare i fasti delle antiche basiliche bizantine. A tale scopo volle che l’interno fosse tutto azzurro, così che ricordasse l’interno del mausoleo ravennate di Galla Placidia e immergesse ogni cosa nella sua mistica penombra. Il mosaico absidale, che raffigura il santo dottore, fu offerto da un parrocchiano d’eccezione, Beniamino Gigli, che volle così lasciare un suo omaggio alla nuova grande struttura che si stava costruendo.
Le grandi dimensioni di San Roberto sono inusuali per una chiesa parrocchiale, soprattutto se pensiamo alle nuove parrocchie dei quartieri periferici in cui si preferisce la funzionalità alla monumentalità, ma esercita ancora, su coloro che vi entrano, tutta la sua suggestione.




